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dimanche 27 mai 2007

Il Corpo di Cristo - Un racconto di Jan Vander Laenen.

Il numero di ostie che ho assaggiato e' piu' o meno proporzionale al numero di uomini con i quali ho fatto l'amore. Sono giunto a questa conclusione l'estate scorsa. Era la vigilia del World Gay Pride a Roma e, sdraiato sul letto della mia camera d'albergo nei pressi di Campo dei Fiori, riflettevo sulla mia misera vita, in generale, e sugli eventi della giornata appena trascorsa in particolare. La mia misera vita -ho quarant'anni-, intanto si divide schematicamente in due meta'. La prima e' caratterizzata da un'educazione molto borghese e molto cattolica in un villaggio della Campina belga ed in un collegio vicino alla citta' fascista di Anversa. Dai miei sei anni sino ai venti ho assistito alla Santa Messa e consumato un Corpo di Cristo piu' o meno due volte a settimana. Questo porta, con un calcolo approssimativo, a 1.456 ostie ingerite. Aggiungiamo i 50 esemplari, ugualmente consacrati, rubati una notte dal tabernacolo della cappella, con l'aiuto di altri compagni blasfemi, per sopperire all'orrendo regime alimentare del collegio, ed arriviamo alla cifra tonda di 1.500 ostie.

Nel corso della seconda meta' della mia vita mi sono, per cosi' dire, totalmente disinteressato del Corpo di Cristo, ma ho, allo stesso tempo, sviluppato una passione folgorante per il corpo di uomini meno santi. Sarebbe alquanto vano soffermarmi su quest'aspetto: la mia carriera amorosa e' senza dubbio simile a quella vantata da molti miei fratelli libertini e ritengo che una stima ammissibile per il numero delle mie relazioni amorose sia di circa 1.500.

Pero', mentre il Corpo di Cristo ha lo stesso gusto e la stessa consistenza in quasi tutte le regioni cattoliche e puo' essere consumato, in teoria, solo in una chiesa e nel contesto della celebrazione dell'eucaristia, la varieta' dei gusti che hanno i corpi degli altri uomini e dei posti in cui e' possibile gustarli è senza dubbio più ampia e differenziata. Lo stesso vale per le emozioni che accompagnano l'esercizio delle due attivita' appena menzionate. Per quel che mi ricordo, ho sempre ingoiato le ostie con una certa indifferenza, forse con un'ombra di devozione, in ogni modo, un'emozione alquanto lieve comparata con la passione, la lubricita', l'amore e la servilita' che i miei numerosi compagni hanno saputo risvegliare in me.

Ma lasciamo queste divagazioni per giungere al fatto insolito capitatomi l'estate scorsa a Roma. Passeggiavo per il centro della Citta' Eterna e, dopo essere passato davanti ad una ventina di monumenti con indifferenza, fui preso improvvisamente da un moto di pieta', si', volevo confessarmi, volevo pregare Dio e la Santa Vergine e purificarmi consumando un Corpo di Cristo.

Fortunatamente, come tutti sanno, Roma pullula di basiliche, di chiese e di cappelle, e dopo appena cento metri, m'imbattei in una piccola dimora di Dio barocca in cui avrei potuto placare la mia fame religiosa. Entrai dunque nella chiesetta, mi feci il segno della croce con qualche goccia d'acqua benedetta e mi sedetti su di una panca, verso il fondo, giacché si stava celebrando una messa. Dopo aver percorso con lo sguardo le sculture e le pitture che ornavano l'interno, vidi il prete, per l'appunto impegnato nel convertire un calice di vino ordinario in Sangue di Cristo. Indossava gli ornamenti sacerdotali.

Aveva una barba folta ed un'espressione seria. Avrei potuto dargli una quarantina d'anni. Mi sembrava di conoscerlo, benche' non potessi, allora, ricordarmi dove mai avessi potuto incontrare quell'uomo. Quasi subito scartai tale pensiero, bollandolo come l'ennesima delle chimere che sempre piu' spesso mi assillano negli ultimi tempi.

Una decina di minuti dopo, mentre ero in coda per ricevere la mia porzione di Pane Sacro, vidi l'uomo sotto una luce piu' chiara e, quando finalmente arrivai a trovarmi dritto davanti a lui, guardandolo negli occhi e porgendo la lingua, mi sembro' di scorgere una certa sorpresa nel suo sguardo.

In effetti, mi squadrava con stupore, tenendo l'ostia nella mano. Per un lungo momento, resto' come pietrificato in questa posizione. "Buongiorno Jan, come va? " mi disse infine in fiammingo. Dopodiche' si riprese, mormoro' "Corpus Christi" e poso' l'ostia sulla mia lingua con la mano tremante.

Dopo la messa andai a bere un Campari e fu li', sulla terrazza del caffe', dopo essermi scervellato per una decina di minuti, che mi venne in mente il nome del prete: Paul Van Gelder.

Ebbene si', Paul Van Gelder. Avevamo entrambi vent'anni, a Lovanio, nella zona del mercato, ed eravamo omosessuali tutti e due senza osare confessarcelo. E quanti sforzi abbiamo fatto, durante quelle lunghe serate sulla piazza del vecchio mercato, per evitare l'argomento, benche' fossimo follemente innamorati l'uno dell'altro. Fino a quella sera, quella sera nera di novembre, quando ti presentasti alla porta della mia camera di studente. Ti lasciai entrare, mi prendesti fra le braccia e mi baciasti tanto a lungo quanto impetuosamente. Dopodiche' ti congedasti, dicendomi con la voce spezzata che saresti entrato in seminario il giorno dopo.

E tu, Paul Van Gelder, sei diventato davvero prete, e la sorte ha voluto che le nostre strade s'incrociassero ancora una volta vent'anni dopo, molto brevemente, a Roma per giunta, in una chiesa, l'anno Santo, la vigilia del World Gay Pride.

Grazie, Paul Van Gelder, mi hai dato il Corpo di Cristo piu' purificante di tutta la mia vita di peccatore.

Per ulteriori informazioni sull'autore e l'opera rimando al mio precedente post. Potete cercarlo nell'etichetta literature o aprirlo cliccando qui.

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