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dimanche 1 juillet 2007

Presque rien (Quasi niente) di Sébastien Lifshitz.

Vi ricordate Krampack o Beautiful Thing? Tentativi (ottimamente) riusciti di raccontare l'adolescenza e l'omosessualità, ma quante spiegazioni, quanti pretesti... e soprattutto quante parole. Molto meno c'è in Presque rien. L'adolescenza, le vacanze estive, un amore, la famiglia: quasi niente da raccontare. Un battito di ciglia, il tempo di apertura di un otturatore per fermare le immagini che si stampano sulla retina di Mathieu: la malattia della madre (depressione, è l'unica spiegazione concessa), l'approccio con Cédric, l'amore tra le dune, il tentato suicidio (perché? nessuna didascalia per lo spettatore), la clinica. Quasi niente ci viene raccontato, possiamo solo guardare attraverso gli occhi del protagonista: malinconici, innamorati, disperati.

Molto non detto in questo piccolo film, perché usare le parole per spiegare un sentimento è più pornografico del pene floscio tra le mani di Mathieu (e che è valso la censura ai minori di diciotto anni). Attraverso piani temporali differenti (la storia è infatti divisa in tre momenti - l'estate e l’innamoramento, l'inverno e il ricovero, l'autunno e il ritorno – spezzati e mischiati tra loro), solo le immagini ci sono d'aiuto per tentare di ricomporre questo non racconto, o questo racconto di un'emozione, ma non è importante: non è la cronologia a comunicare il senso delle cose, ma uno sguardo, un bacio o un amplesso in riva al mare. C'est la vie... presque rien.

Qui di seguito riporto tre scene tratte dal film, di cui la prima è l'incriminata scena che ha causato la censura ai minori di 18 anni.

Clicca qui per constulare la scheda completa del film su Culturagay.it.

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